James Watt e le filande del Bengala

di PIETRO RESCIA

Dalla seconda metà del XVIII secolo e per tutto il XIX, la seta bianca di Novi fu venduta e apprezzata sui principali mercati grazie alle sue doti di robustezza, lucidità e candore. Dalla sua orditura si ricavava il prezioso marabout, uno dei tessuti pi_ costosi dell’epoca.

I fattori che permisero di produrre a Novi seta di altissima qualità sono molteplici: la qualità dei bachi utilizzati, i Bachi di Novi, la perizia con cui questi venivano allevati, la abilità dei filatori, tecniche e macchinari innovativi. Continua a leggere


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I Negrone: una famiglia genovese a Novi

di DANIELA BARBIERI

Tra le molte stirpi nobiliari genovesi che in Novi hanno trovato un luogo dove investire, i Negrone emergono per l’estensione dei poderi agricoli e per la qualità delle loro dimore cittadine.

Le notizie sui Negrone a Novi fino ad oggi si sono concentrate sul puntuale e documentato studio condotto oltre vent’anni fa sul palazzo affacciato sulla piazza della Collegiata (oggi piazza Dellepiane)[1]. Noto anche come palazzo “delle Meridiane” si distingue, fra gli altri, per la presenza inconsueta di una nuvola affrescata al centro della facciata che accoglie due grandi gnomoni che segnano l’ora nelle meridiane, l’una secondo il calendario francese, e l’altra secondo l’ora italica, entrambe risalenti ai primi anni dell’Ottocento[2]. Continua a leggere


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NUOVA STRADA REGIA A NOVI SI TEME UN CROLLO ECONOMICO

di PIER ELIGIO BERTOLI

Molti sono oggi contrari a nuovi percorsi di comunicazione riguardo a strade e ferrovie. Alludo alla opposizione, a volte molto aspra, alle linee ferroviarie T.A.V. (Treno ad Alta Velocità) e Terzo Valico. La prima abbrevierebbe il percorso ovest-est in Europa mentre la seconda darebbe un decisivo sfogo ai commerci del Porto di Genova. Il latinista direbbe “Nihil sub sole novi”, ovvero “sono cose sempre successe”. Richiamiamo il nostro interesse su avvenimenti analoghi che in un abbastanza recente passato hanno interessato le nostre zone.

Nel 1823, regnante Carlo Felice, fu aperta la cosiddetta “Strada Regia” che unisce Torino a Genova attraverso il Passo dei Giovi. Già Napoleone aveva accarezzato questa idea, ma non ebbe la possibilità temporale di realizzarla. Continua a leggere


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Sulle origini spagnole di Nicoletta Scorza moglie del pittore G.B. Carlone (1603-1684)

di GIAN MARINO DELLE PIANE

Giannettino Scorza, detto “Scorzino” e “di Voltaggio”, a seguito delle rivolte popolari del  1506 in Genova eletto uno degli otto Tribuni della Plebe con poteri assoluti, nel 1507 all’epoca del doge Paolo da Novi, bandito e condannato a morte dai francesi, si rifugia in Spagna; nello stesso anno “stipendiato” dall’Imperatore Massimiliano, è infine  nominato Idalgo 1).

Appartenente al ramo di Voltaggio, ivi attestato dal primo quarto del XIV secolo 2), della famiglia Scorza dei conti di Lavagna 3), in Spagna assume il cognome spagnolizzato “Escorcia” 4).

Gli “Escorcia” del ramo di Voltaggio, pure presenti ad Alicante 5), in Spagna modificano l’arma “di rosso al grifo elevato d’argento coronato d’oro” 6), in “di rosso al drago alato elevato d’argento coronato d’oro, alla bordura d’argento caricata da otto piccoli scudi d’argento a due bande di rosso” 7). Continua a leggere


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L’Albero della Libertà a Novi

di FRANCESCO MELONE

Il primo Albero della Libertà fu piantato in Francia da Norberto Pressae, curato di S. Gaudenzio, presso Civray, nel Poitou-Charentes, dipartimento della Vienne. Era il maggio del 1790 e il Comune di S.Lorenzo inaugurava la costituzione del suo Municipio ad ordinamento libero, quando quel curato pensò di rendere memorabile l’avvenimento piantando nella piazza del Comune un albero, come spesso si usava, chiamandolo non più di Maggio, o il Maggio, ma Albero della Libertà L’albero scelto fu la quercia, perché per le sue caratteristiche di longevità e di resistenza alle intemperie si riteneva che meglio rappresentasse la libertà.1 Continua a leggere


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Caserme a Novi a fine 1800

di PIER ELIGIO BERTOLI

Da sempre sappiamo che Novi ospitò due Squadroni del “Nizza Cavalleria” che tuttavia lasciarono la nostra Città nel 1889, uno destinato a Casale, l’altro a Voghera. L’acquartieramento di questi reparti fu a carico del Comune che sfruttò una zona di sua proprietà a nord dell’area ove erano collocate le Scuole Elementari, sulla destra di via De Ambrosis, che inizia da via Orfanotrofio (ora Marconi). In una carta topografica del 1878 la piazzetta davanti alle attuali Poste non esisteva. L’area delle particelle 264 e 137 erano occupate dalle Scuole mentre con la particella 275 sarebbe identificabile la Caserma, ricavata per ospitare i Cavalleggeri ed il Comando con la particella 274 (Fig. 1 e 2). Continua a leggere


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Libarna preromana

di ANNA MARIA PASTORINO e MARICA VENTURINO GAMBARI

Fino alle ricerche promosse a partire dalla metà degli anni Ottanta del Novecento dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici del Piemonte nell’ambito dell’attività istituzionale di tutela, la media valle Scrivia era nota in bibliografia solo per le presenze di età romana, legate in particolare al tracciato della via Postumia e alle città romane di Libarna e di Dertona[i]. Il controllo di tutte le segnalazioni riferibili a contesti pre-protostorici, l’inserimento di norme di tutela preventiva all’interno del Piano Regolatore di Serravalle Scrivia, le valutazioni di rischio archeologico preliminari alla progettazione di grandi opere pubbliche e la puntuale revisione, ancora in corso, di materiali di collezione, conservati nei depositi dei musei di Torino e di Genova-Pegli, hanno permesso in un breve arco di tempo di raccogliere elementi utili per delineare a grandi linee un quadro della storia del popolamento della valle Scrivia nel corso della preistoria e soprattutto della protostoria, quando l’attivarsi di una via commerciale di collegamento tra il mare Tirreno, la pianura padana e le aree transalpine, in stretta relazione con la fondazione dell’emporio etrusco di Genova nel corso del VI secolo a.C., determina una svolta dell’evoluzione economica e culturale delle popolazioni liguri dell’entroterra genovese[ii]. Continua a leggere


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Eroici Carabinieri Caduti in servizio

di FRANCESCO MELONE

All’interno dell’area della Stazione ferroviaria di Novi Ligure è posizionata una stele voluta con motivato proposito dalla locale Sezione  dell’Associazione Nazionale Carabinieri, perché ricordi a quanti transitano davanti ad essa uno degli episodi che sono  contraddistinti dal valore, dal coraggio e dall’abnegazione, con cui gli uomini, in questo caso dell’Arma Benemerita, hanno operato e operano per il bene della Patria e per la sicurezza dei cittadini, sempre con il massimo impegno e l’immutato entusiasmo, soprattutto oggi che sono chiamati a far fronte a nuove e più complesse attività. Continua a leggere


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Il restauro del cippo del Maggiore Tito Giuseppe Viazzi

di FRANCESCO MELONE

Nel corso di lavori al Cimitero di Novi Ligure, nel 1984 venne rinvenuto il cippo funerario del padre del celebre pittore Cesare Viazzi, il Maggiore Tito Giuseppe Viazzi, nato nel 1816 e deceduto nella nostra città nel 1887.

I periodici locali diedero notizia del ritrovamento auspicandone una adeguata collocazione. Solo quasi trent’anni dopo Giancarlo Sardi, Sindaco di Predosa, ne suggerì la sistemazione nel Cimitero comunale ove riposano l’avv. Alberto Viazzi pluridecorato Maggiore dei bersaglieri e il dott. Giorgio Viazzi Ufficiale medico degli alpini, entrambi nipoti di Tito ed entrambi combattenti nelle due Guerre mondiali. Continua a leggere


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Il mangiare dei nostri antichi

di MARCO RESCIA

Il presente articolo non vuole essere un trattato d’importanza scientifica e nemmeno una vera e propria storia dell’alimentazione, sia pure di area locale. Il discorso, infatti, procede per scorciatoie e si avvale di semplificazioni per comodità d’intesa. Alcune illazioni, da verificare, sono proposte come punti di attrattiva verso una sorta di patriottismo gastronomico

La coltura che sfamò i popoli

L’occupazione militare degli antichi Romani sui territori della Padania e della Gallia fu avvalorata con l’insegnamento, dato alle popolazioni soggette, per la retta coltivazione di alcune graminacee di sobria esigenza e di sicura resa.

In primis, il frumento, poi: l’orzo, il farro, la segala, la spelta. Tutti semi che, se resi in farina, impastati con acqua e cotti fornivano alimenti sazianti e di gradevole sapore. Tra i primi atti della colonizzazione romana ci fu la jugeratio, ossia il frazionamento delle piane in unità agricole da distribuire ai legionari ed ai loro benemeriti ferderati. Continua a leggere


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