L’Albero della Libertà a Novi

di FRANCESCO MELONE

Il primo Albero della Libertà fu piantato in Francia da Norberto Pressae, curato di S. Gaudenzio, presso Civray, nel Poitou-Charentes, dipartimento della Vienne. Era il maggio del 1790 e il Comune di S.Lorenzo inaugurava la costituzione del suo Municipio ad ordinamento libero, quando quel curato pensò di rendere memorabile l’avvenimento piantando nella piazza del Comune un albero, come spesso si usava, chiamandolo non più di Maggio, o il Maggio, ma Albero della Libertà L’albero scelto fu la quercia, perché per le sue caratteristiche di longevità e di resistenza alle intemperie si riteneva che meglio rappresentasse la libertà.1 Continua a leggere


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Caserme a Novi a fine 1800

di PIER ELIGIO BERTOLI

Da sempre sappiamo che Novi ospitò due Squadroni del “Nizza Cavalleria” che tuttavia lasciarono la nostra Città nel 1889, uno destinato a Casale, l’altro a Voghera. L’acquartieramento di questi reparti fu a carico del Comune che sfruttò una zona di sua proprietà a nord dell’area ove erano collocate le Scuole Elementari, sulla destra di via De Ambrosis, che inizia da via Orfanotrofio (ora Marconi). In una carta topografica del 1878 la piazzetta davanti alle attuali Poste non esisteva. L’area delle particelle 264 e 137 erano occupate dalle Scuole mentre con la particella 275 sarebbe identificabile la Caserma, ricavata per ospitare i Cavalleggeri ed il Comando con la particella 274 (Fig. 1 e 2). Continua a leggere


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Libarna preromana

di ANNA MARIA PASTORINO e MARICA VENTURINO GAMBARI

Fino alle ricerche promosse a partire dalla metà degli anni Ottanta del Novecento dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici del Piemonte nell’ambito dell’attività istituzionale di tutela, la media valle Scrivia era nota in bibliografia solo per le presenze di età romana, legate in particolare al tracciato della via Postumia e alle città romane di Libarna e di Dertona[i]. Il controllo di tutte le segnalazioni riferibili a contesti pre-protostorici, l’inserimento di norme di tutela preventiva all’interno del Piano Regolatore di Serravalle Scrivia, le valutazioni di rischio archeologico preliminari alla progettazione di grandi opere pubbliche e la puntuale revisione, ancora in corso, di materiali di collezione, conservati nei depositi dei musei di Torino e di Genova-Pegli, hanno permesso in un breve arco di tempo di raccogliere elementi utili per delineare a grandi linee un quadro della storia del popolamento della valle Scrivia nel corso della preistoria e soprattutto della protostoria, quando l’attivarsi di una via commerciale di collegamento tra il mare Tirreno, la pianura padana e le aree transalpine, in stretta relazione con la fondazione dell’emporio etrusco di Genova nel corso del VI secolo a.C., determina una svolta dell’evoluzione economica e culturale delle popolazioni liguri dell’entroterra genovese[ii]. Continua a leggere


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Eroici Carabinieri Caduti in servizio

di FRANCESCO MELONE

All’interno dell’area della Stazione ferroviaria di Novi Ligure è posizionata una stele voluta con motivato proposito dalla locale Sezione  dell’Associazione Nazionale Carabinieri, perché ricordi a quanti transitano davanti ad essa uno degli episodi che sono  contraddistinti dal valore, dal coraggio e dall’abnegazione, con cui gli uomini, in questo caso dell’Arma Benemerita, hanno operato e operano per il bene della Patria e per la sicurezza dei cittadini, sempre con il massimo impegno e l’immutato entusiasmo, soprattutto oggi che sono chiamati a far fronte a nuove e più complesse attività. Continua a leggere


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Il restauro del cippo del Maggiore Tito Giuseppe Viazzi

di FRANCESCO MELONE

Nel corso di lavori al Cimitero di Novi Ligure, nel 1984 venne rinvenuto il cippo funerario del padre del celebre pittore Cesare Viazzi, il Maggiore Tito Giuseppe Viazzi, nato nel 1816 e deceduto nella nostra città nel 1887.

I periodici locali diedero notizia del ritrovamento auspicandone una adeguata collocazione. Solo quasi trent’anni dopo Giancarlo Sardi, Sindaco di Predosa, ne suggerì la sistemazione nel Cimitero comunale ove riposano l’avv. Alberto Viazzi pluridecorato Maggiore dei bersaglieri e il dott. Giorgio Viazzi Ufficiale medico degli alpini, entrambi nipoti di Tito ed entrambi combattenti nelle due Guerre mondiali. Continua a leggere


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Il mangiare dei nostri antichi

di MARCO RESCIA

Il presente articolo non vuole essere un trattato d’importanza scientifica e nemmeno una vera e propria storia dell’alimentazione, sia pure di area locale. Il discorso, infatti, procede per scorciatoie e si avvale di semplificazioni per comodità d’intesa. Alcune illazioni, da verificare, sono proposte come punti di attrattiva verso una sorta di patriottismo gastronomico

La coltura che sfamò i popoli

L’occupazione militare degli antichi Romani sui territori della Padania e della Gallia fu avvalorata con l’insegnamento, dato alle popolazioni soggette, per la retta coltivazione di alcune graminacee di sobria esigenza e di sicura resa.

In primis, il frumento, poi: l’orzo, il farro, la segala, la spelta. Tutti semi che, se resi in farina, impastati con acqua e cotti fornivano alimenti sazianti e di gradevole sapore. Tra i primi atti della colonizzazione romana ci fu la jugeratio, ossia il frazionamento delle piane in unità agricole da distribuire ai legionari ed ai loro benemeriti ferderati. Continua a leggere


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La Confraternita e l’Oratorio della Misericordia in Novi

di FRANCESCO MELONE

Dal proemio ai “Ragionamenti Vari”, datati 1576, scritti da Lorenzo Capelloni, storico novese autore di una vita di Andrea Doria, si legge che già dal secolo precedente esistevano in Nove, con i relativi Oratori, quattro pie Confraternite di Disciplinanti: quella della S.S.Trinità dei Pellegrini e Convalescenti – la più antica, sorta nel 1482 – quella della Misericordia e della Morte ed Orazione, quella di S.Bernardino e quella di S.Maria Maddalena e S.S.Crocefisso.

Di pie unioni laiche si trovano tracce in Francia già nel secolo VIII, ma quelle del secolo XIII sono il risultato dell’imponente moto religioso, che scuote la società cristiana di quel tempo. Continua a leggere


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Rondinaria di Silvano d’Orba Il luogo dei canali (auriferi)

di GIUSEPPE PIPINO

Nel sito semi-istituzione di Silvano d’Orba è stata recentemente pubblicata una foto dei ruderi del castello vecchio con la didascalia riferita a Rondinaria, provocando l’intervento polemico di molti utenti e, di conseguenza, la dovuta rettifica da parte dei curatori.  Questi, d’altra parte, non avevano fatto altro che riprendere quanto affermato da PISTARINO (1970 e 1978) in due maestose opere, evidentemente fidandosi del prestigio goduto dall’Autore, il quale racconta invece altre bubbole, tra le quali l’identificazione dell’aleramica (e vercellese) corte Auriola con la località Valloria, sita nella valle Stura di Ovada, e del fiume Amporio che circoscrive la corte (oggi Lamporo) con il torrente Piota (PIPINO 1989 e 1996). Continua a leggere


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La Fiera di S.Caterina

di FRANCESCO MELONE

Ci sono avvenimenti strettamente legati alla vita di una comunità, che finiscono per essere in qualche modo identificati con la storia, la cultura e le usanze di quella comunità. Per Novi Ligure Santa Caterina non vuol dire solo fiera, ma significa rievocare ogni anno buona parte di quanto di tradizione e di costume c’è in questa Città, ed allora diventa importante sapere come tali fiere fossero anche in altri tempi davvero un grosso avvenimento  e perché siano potute assurgere a tanto.

Le vicende delle fiere a Novi si perdono nella nebbia del Medioevo. Risale infatti al 22 settembre 1388 l’assenso del Duca di Milano, Gian Galeazzo Visconti, sotto il cui dominio si trovava allora la nostra comunità, per l’istituzione di un mercato, che, in base alle sue prescrizioni, doveva essere aperto non più di una volta alla settimana nel luogo detto “Zerbo”, una contrada delle più antiche, corrispondente alla località dove si apriva l’omonima porta, detta anche di “S.Pietro”, per la vicinanza a questa Chiesa. Continua a leggere


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Dove finiva il territorio di Novi e cominciava quello di Tortona

di ITALO CAMMARATA

L’Archivio di Stato di Torino (Confini con Genova, Tortonese, mazzo 1) custodisce un documento datato 5 dicembre 1471 e intitolato ‘Atto di terminazione dei territori di Tortona e Novi, con piantamento dei termini’. Si tratta di una stampa, cioè chiaramente della trascrizione di un manoscritto custodito nell’Archivio di Milano, eseguita nel ‘700 da funzionari sabaudi per poter disporre di qualche prova documentale su un territorio (quello tortonese) che i Savoia avevano conquistato nel 1735, ma di cui a Torino si sapeva ben poco. Quell’atto, scritto a mano  con meticolosa precisione quasi 300 anni prima, permetteva infatti di capire quali fossero i veri confini riconosciuti fra il Tortonese e Genova (e Novi, che allora faceva ancora saldamente parte della Liguria). L’originale, di cui venne fatta la trascrizione a stampa, rimase nell’Archivio milanese mentre i piemontesi che avevano compiuto l’operazione dovettero lasciare Milano insieme al loro Re Carlo Emanuele III, che invano aveva sperato di diventare anche padrone della Lombardia.

L’articolo che segue ricostruisce come si era arrivati nel 1471 a fissare quei confini che ora interessavano tanto al Re di Sardegna, divenuto padrone di Tortona.

Dopo la morte del Duca di Milano, Francesco Sforza (1466), e la salita al potere del figlio Galeazzo le vicende del feudo di Novi sembrano assestarsi: il giovane Battistino Fregoso va a vivere alla Corte di Milano mentre sua madre Bartolomea rimane a governare Novi. Continua a leggere


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