La stampa a Novi

di MARIO SILAVANO

A partire dalla prima metà dell’800 sono nate a Novi molte testate giornalistiche, a riprova di una vivacità intellettuale, certo insolita e singolare. Molte di esse hanno avuto vita effimera, come è ovvio, ma altre, come “La Società” o l’”Omnibus” hanno registrato una durata pluridecennale e permettono, leggendo le loro pagine. di rivivere le vicende soprattutto della seconda parte di quel secolo. Continua a leggere


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I giochi dei fanciulli nella Novi dei miei tempi

di FRANCESCO MELONE

La via in cui abito è oggi asfaltata e provvista di marciapiedi, mentre un tempo, negli anni trenta del secolo scorso, era sterrata, vi prosperavano molte specie di erbe spontanee – ricordo i rognalòsi, nome dialettale dei cardi stellati – così come si presentavano le altre vie parallele e intersecanti della attuale zona Stadio. Continua a leggere


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Il Carnevale all’inferno

di PAOLO POGGIO

Nella cultura popolare europea, dal medioevo ad oggi, le feste si pongono al centro di un vasto, articolato, financo complesso sistema di tradizioni e usanze: feste familiari, come il matrimonio, feste della comunità o del santo patrono di una città o di una parrocchia, feste annuali come la Pasqua, il Natale, Calendimaggio, Capodanno. E il carnevale, per l’appunto. E’ su questa realtà antropofolklorica che ci soffermeremo in queste righe. Continua a leggere


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James Watt e le filande del Bengala

di PIETRO RESCIA

Dalla seconda metà del XVIII secolo e per tutto il XIX, la seta bianca di Novi fu venduta e apprezzata sui principali mercati grazie alle sue doti di robustezza, lucidità e candore. Dalla sua orditura si ricavava il prezioso marabout, uno dei tessuti pi_ costosi dell’epoca.

I fattori che permisero di produrre a Novi seta di altissima qualità sono molteplici: la qualità dei bachi utilizzati, i Bachi di Novi, la perizia con cui questi venivano allevati, la abilità dei filatori, tecniche e macchinari innovativi. Continua a leggere


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L’industria dolciaria a Novi Ligure

di GIANFRANCO MONLEONE

Il 1° giugno del 1868, Stefano e Francesco Pernigotti, rispettivamente padre e figlio, sottoscrivendo la relativa “Scrittura di Società”, con atto rogato notaio Morassi, fondavano la Società in nome collettivo «Stefano Pernigotti & Figlio, affine di continuare ed ampliare il commercio già intrapreso». In pari data Stefano inviava una lettera a tutti coloro coi quali era in rapporti di commercio, clienti, fornitori, ecc., scrivendo, tra l’altro: «Signore, gli affari commerciali sotto il mio proprio nome Stefano Pernigotti fu Francesco cessano col giorno d’oggi, e con scrittura di questo giorno si è costituita una Società col mio figlio, che continuerà lo stesso commercio… Ringraziandovi della confidenza che sempre mi accordaste vi prego di volerla continuare alla nuova Società, e con distinta stima vi saluto». Continua a leggere


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Le Fiere di Novi

di FRANCESCO MELONE

Le fiere di merci

« Qual sia, qual fosse già, e qual sia stato anticamente il più utile pregio di Nove, non occorre l’indugio di ricercati preamboli per dimostrarlo, giacché troppo chiaro a giorni nostri per fatto, per tradizione e per scritti altrettanto pregevoli, manifestissimo: le fiere, intendo, celebratissime e il gran commercio d’ onde si è resa Nove e rendesi famosa tuttavia fin oltre i monti.

È superfluo affaticarsi a pro del credito di tal città, la quale, come a tutti è palese, non invidia qualunque altra di Lombardia, essendo ella, per così dire, il Portofranco delle merci di Genova dirette a quella parte. Non vi è popolo di qua del Po che ivi non accorra per provedersene, non vi è feudo che ivi non porti i suoi prodotti, grano, vino, fieno, risi, legna, erbaggi e tutto il resto che può servire alle bisogna e voluttà dei viventi.

Non è in oggi, come ad altri luoghi, destinato a Nove in dati tempi lo spaccio delle derrate, ma quotidiana però chiamasi la fiera; ed è un piacere, e piacer di ogni giorno, a chi sorge di buon mattino, il vedere come carche di vettovaglie forestiere sono colla piazza le vie d’intorno e come in brieve dai compratori si spogliano ».

Queste colorite notizie si hanno da un manoscritto della seconda metà del 1700, conservato nella Biblioteca covica Berio di Genova, intitolato Saggio storico della Città di Nove, Continua a leggere


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La lira di necessità

di FRANCESCO MELONE

Nel corso dei secoli si sono avuti molti esempi, i più diversi e in parecchi Paesi, sull’uso delle cosiddette monete di necessità. Si può anche affermare che la nostra cartamoneta, che oggi ha soppiantato la gran parte dei pezzi metallici, è nata proprio come moneta di necessità ed uno dei casi più emblematici è quello dei già citati assegnati, emessi durante la Rivoluzione francese. Continua a leggere


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Il Basso Pieve, evoluzione e declino di una comunità

di FEDERICO CABELLA

Il Basso Pieve è un territorio che, rispetto al centro della città di Novi Ligure, presenta caratteri peculiari. È difficile non riscontrare, nelle persone che vi sono nate, cresciute, o che comunque vi hanno trascorso dei più o meno lunghi periodi della propria vita, un forte radicamento a un luogo che rappresenta, forse meglio di ogni altro, la campagna novese, l’amena Arcadia dove ritirarsi in cerca di riposo e concentrazione, come nel caso del celebre umanista novese Lorenzo Capelloni.

Alla stregua del Machiavelli, la cui fuga nel podere dell’Albergaccio a San Casciano, nella campagna fiorentina Continua a leggere


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Aneddotica Novese – Fatti e personaggi del Caffè Reale

Chi dalla Porta Pozzolo risale via Girardengo, troverà dapprima l’incrocio con le vie Cavour e G.C.Abba, e proseguendo alla sua sinistra, l’androne dove un tempo si accedeva ad una delle quattro sale cinematografiche della città, l’Iris. Subito dopo, proprio di fronte alla Chiesa di San Nicolò, nei locali dove oggi c’è un negozio di abbigliamento femminile ed una gioielleria c’era una volta il Caffè Reale Continua a leggere


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Divagazioni sul dialetto novese

di PIER ELIGIO BERTOLI

Nell’ultimo volume di Serafino Cavazza sulla Storia della nostra Città: ”Novi Ligure città del Piemonte” si leggono tre poesie in dialetto novese rispettivamente del 1832, del 1857 e del 1892. Il Cavazza, storico notevole, non sembra avere grande passione per i dialetti. Noi, con molta modestia, siamo sempre stati interessati alla evoluzione del dialetto che, secondo Plomteux ed altri noti studiosi, ha una base padana che dal 1529 ha ricevuto, dal punto di vista lessicale ed anche fonetico, una forte impronta genovese, rimanendo nella sua essenza non ligure. Continua a leggere


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