Archivio della categoria: storia del commercio

La lira di necessità

di FRANCESCO MELONE

Nel corso dei secoli si sono avuti molti esempi, i più diversi e in parecchi Paesi, sull’uso delle cosiddette monete di necessità. Si può anche affermare che la nostra cartamoneta, che oggi ha soppiantato la gran parte dei pezzi metallici, è nata proprio come moneta di necessità ed uno dei casi più emblematici è quello dei già citati assegnati, emessi durante la Rivoluzione francese. Continua a leggere


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James Watt e le filande del Bengala

di PIETRO RESCIA

Dalla seconda metà del XVIII secolo e per tutto il XIX, la seta bianca di Novi fu venduta e apprezzata sui principali mercati grazie alle sue doti di robustezza, lucidità e candore. Dalla sua orditura si ricavava il prezioso marabout, uno dei tessuti pi_ costosi dell’epoca.

I fattori che permisero di produrre a Novi seta di altissima qualità sono molteplici: la qualità dei bachi utilizzati, i Bachi di Novi, la perizia con cui questi venivano allevati, la abilità dei filatori, tecniche e macchinari innovativi. Continua a leggere


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Monetazione patriottica

di FRANCESCO MELONE

E’ noto che la moneta è spesso un documento di primaria importanza per l’indagine su singoli periodi storici e ciò è risultato ancor più valido e interessante per i moti risorgimentali del 1848 e del 1849. Tuttavia non è molto noto, almeno per i non  addetti, il capitolo numismatico sulla monetazione cosiddetta patriottica, per cui si vuole qui, nell’anno delle celebrazioni per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia, accennare ad alcune delle emissioni relative; si è inoltre corredato il testo con la riproduzione di più  esemplari possibile, i cui originali, compreso quello custodito presso la sede della nostra Società, oltre al valore storico, hanno per la loro rarità anche un notevole valore materiale. Continua a leggere


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IL TRAGHETTATORE DI RETORTO (Predosa – AL)

di ELIO PICCHIO

Nei pressi della tenuta Retorto nel comune di Predosa, fu attivo, fin verso la fine della seconda guerra mondiale, un servizio di traghetto che collegava le due sponde dell’Orba ed era praticamente l’unico mezzo per trasferire persone, bestiame ed in particolar modo biciclette dall’altra parte del torrente, senza essere obbligati a percorrere notevoli distanze per poter usufruire di ponti, uno dei quali era addirittura a Casalcermelli, distante da Predosa circa sette chilometri. Il traghetto era chiamato comunemente er port e chi gestiva il servizio era mio padre, conosciuto come Carlo u navarò, ma il pioniere di questa attività era stato, anni prima, alla fine dell’800, il nonno paterno. Il port era costituito da due chiatte appaiate, come si può vedere nella ricostruzione eseguita da Edoardo Morgavi (foto 1), con pianale in legno e con fondo piatto, onde consentire un agevole scorrimento sull’acqua. barca 1 Foto 1 Continua a leggere


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La Fiera di S.Caterina

di FRANCESCO MELONE

« Qual sia, qual fosse già, e qual sia  stato anticamente il più utile pregio di Nove, non occorre l’indugio di ricercati preamboli per dimostrarlo, giacché troppo chiaro a giorni nostri per fatto, per tradizione e per scritti altrettanto pregevoli, manifestissimo: le fiere, intendo, celebratissime e il gran commercio d’ onde si è resa Nove e rendesi famosa tuttavia fin oltre i monti.

È superfluo affaticarsi a pro del credito di tal città, la quale, come a tutti è palese, non invidia qualunque altra di Lombardia, essendo ella, per così dire, il Portofranco delle merci di Genova dirette a quella parte. Non vi è popolo di qua del Po che ivi non accorra per provedersene, non vi è feudo che ivi non porti i suoi prodotti, grano, vino, fieno, risi, legna, erbaggi e tutto il resto che può servire alle bisogna e voluttà dei viventi.

 Non è in oggi, come ad altri luoghi, destinato a Nove in dati tempi lo spaccio delle derrate, ma quotidiana però chiamasi la fiera; ed è un piacere, e piacer di ogni giorno, a chi sorge di buon mattino, il vedere come carche di vettovaglie forestiere sono colla piazza le vie d’intorno e come in brieve dai compratori si spogliano ».

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Un brevetto per forni da pane a risparmio energetico nel ‘500

di ITALO CAMMARATA

Nel Giugno 1595 l’ufficio del Governatore spagnolo di Milano si vide recapitare questa singolare richiesta¹:

Odoardo Bianco di Nove ha ritrovato con sua industria [inventiva] un novo modello di fabbricare forni, ne’ quali cuocerà un terzo [di pane] in più al giorno et con minor prezzo et guasto [consumo] di legna di quelli che si usano al presente, cosa molto utile a’ popoli, tanto per l’espeditione et avanzo [risparmio] di tempo quanto per il beneficio del minor prezzo. E, perché desidera di questa sua virtuosa impresa² farne partecipe lo Stato di Milano et riceverne qualche emolumento, perciò supplica umilmente Vostra Eccellenza che vogli degnarsi di concedergli privilegio per anni 30 prossimi a venire, per sé et suoi heredi e chi havrà causa da lui, che egli solo (et essi rispettivamente) possa fabbricare et far fabbricare e mettere in opera li suddetti forni in questa et altre città, territorio et dominio, ad arbitrio suo, vietando a qualunque altro o sia privato o Comunità o Corpo³ o Collegio4, e finalmente a chi si voglia [chiunque], il poter fabbricare o far fabbricare o mettere in opera i detti forni o impedire [ostacolare] il detto Odoardo, direttamente o indirettamente o sotto qualsivoglia colore [scusa] et pretesto, in qualunque maniera che immaginar si  possa, che non si serva et ponghi in opera detta sua inventione, sotto pena arbitraria da doversi applicare [versare] alla Camera [Fisco Ducale] per la metà et l’altra metà al supplicante, et ciò con le clausole de motu proprio de certa scientia, de plenitudine potestatis et altre, le quali si sogliono apporsi ne’ privilegi.

Devotissimo servitore Odoardo Bianco

Milano, 5 giugno 1595

 

Il novese Bianco (o, come diremmo noi, Bianchi) era evidentemente un esperto di forni a combustione, il quale aveva escogitato qualche modifica tecnologica che permetteva di ottenere un consistente risparmio di tempo e di combustibile nel-l’esercizio di forni da pane, impianti diffusissimi che al quel tempo erano fra i più grossi consumatori di energia cioè di legna. Continua a leggere

Le Fiere di Cambio

di FRANCESCO MELONE

Le Fiere di Cambio ebbero grande importanza nella vita economica del Medioevo e dei primi secoli dell’Età moderna. Abbandonata progressivamente l’economia naturale, ossia la pratica del baratto – sale marino o olio rivierasco scambiati con grano o legna e così per altri prodotti – le Fiere di Cambio sorsero accanto a quelle delle merci, naturale evoluzione di queste, in conseguenza del crescente afflusso sulle stesse di monete diverse e spesso alterate, nonché della difficoltà dei pagamenti a distanza, che fece introdurre nel sec. XII l’uso della lettera di cambio, strumento per rendere più sicuro e rapido il movimento del denaro, ed evitare che l’insufficienza del contante fosse d’ostacolo allo sviluppo delle attività commerciali. Continua a leggere

La banda del buco a Novi Ligure

di FRANCESCO MELONE

Non molto tempo fa, negli anni Cinquanta del secolo scorso, nei pressi del cimitero di Novi Ligure c’era lo sbocco delle fognature urbane e da una galleria a volta di mattoni, alta quanto un uomo, usciva tra due profonde ripe folte di arbusti e di erbe selvatiche un rivolo d’acqua fetida, che si perdeva nella campagna in quel punto brulla e solitaria. Da questa galleria, per anni, ogni sabato notte entravano nel sottosuolo gli scassinatori della Banca Popolare di Novara, per uscirne all’alba della domenica seguente. Ne sono usciti per l’ultima volta all’alba del 26 dicembre del 1955 con un bottino, costituito da 180 milioni di lire in Buoni del Tesoro più 3 milioni in contanti, stipato dentro una valigia di fibra. Si tenga conto che allora lo stipendio medio di un impiegato era di 50-60 mila lire. Continua a leggere

Il bando all’olio d’oliva genovese (1572)

di MARIO SILVANO

Il 1572 è un anno sfortunato per i Novesi. Genova, per necessità militari, ha bisogno di disporre con urgenza di efficienti comunicazioni viarie e perciò stabilisce di dare immediato inizio al rifacimento della strada Genova-Valpolcevera-Bocchetta-Voltaggio-Gavi-Novi. A questo scopo ha nominato un suo Commissario destinato a sovraintendere a tale importante realizzazione.

Alla nostra comunità è destinato il pesante onere finanziario richiesto per il tratto viario Novi-Gavi. I Padri del Comune sono angustiati per l’improvvisa spesa straordinaria che grava sulle casse comunali ormai esauste, ma le autorità superiori non ammettono dilazioni e minacciano severi provvedimenti in caso di inadempienza. I lavori devono iniziare senza alcun indugio.

Come se ciò non bastasse, un’altra inopinata pretesa giunge dal Capoluogo: è stato istituito il dazio sull’olio d’oliva prodotto dalle Riviere e che viene distribuito nelle varie località del Dominio. I sudditi vengono ancora oberati da questo tributo su un prodotto essenziale all’alimentazione. Continua a leggere