Archivio della categoria: storia e geologia

Libarna preromana

di ANNA MARIA PASTORINO e MARICA VENTURINO GAMBARI

Fino alle ricerche promosse a partire dalla metà degli anni Ottanta del Novecento dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici del Piemonte nell’ambito dell’attività istituzionale di tutela, la media valle Scrivia era nota in bibliografia solo per le presenze di età romana, legate in particolare al tracciato della via Postumia e alle città romane di Libarna e di Dertona[i]. Il controllo di tutte le segnalazioni riferibili a contesti pre-protostorici, l’inserimento di norme di tutela preventiva all’interno del Piano Regolatore di Serravalle Scrivia, le valutazioni di rischio archeologico preliminari alla progettazione di grandi opere pubbliche e la puntuale revisione, ancora in corso, di materiali di collezione, conservati nei depositi dei musei di Torino e di Genova-Pegli, hanno permesso in un breve arco di tempo di raccogliere elementi utili per delineare a grandi linee un quadro della storia del popolamento della valle Scrivia nel corso della preistoria e soprattutto della protostoria, quando l’attivarsi di una via commerciale di collegamento tra il mare Tirreno, la pianura padana e le aree transalpine, in stretta relazione con la fondazione dell’emporio etrusco di Genova nel corso del VI secolo a.C., determina una svolta dell’evoluzione economica e culturale delle popolazioni liguri dell’entroterra genovese[ii]. Continua a leggere


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Le analisi chimiche come ausilio per lo studio dei manufatti artistici

di SILVIA VICINI e CHIARA VIGNOLA

I risultati sul Padreterno dell’Oratorio della SS. Trinità a Novi Ligure

Tra i compiti fondamentali dello storico dell’arte nell’analisi di un’opera ci sono la datazione e l’attribuzione. In questo senso deve essere intesa l’individuazione di un determinato periodo storico durante il quale l’opera sia stata realizzata e, qualora sia possibile, l’attribuzione ad un autore, individuandone l’autenticità ed escludendo che si tratti di una copia o addirittura di un falso. Continua a leggere

I Pozzi a campana nel Novese

di EDOARDO MORGAVI

Uno degli elementi essenziali alla sopravvivenza dell’uomo è sicuramente l’acqua e, dove questa scarseggia, si utilizzano da sempre diverse strategie per raccoglierne quantità sufficienti atte a soddisfare le quotidiane necessità. A questo scopo, nelle zone collinari del novese e pure in buona parte del Piemonte meridionale si costruivano in passato profondi pozzi, detti localmente ‘pozzi a campana’ (o ‘a fiasco’ o ‘a damigiana’) a causa della loro forma. Continua a leggere

A préia id Muntudé (La pietra di Montaldero)

di EDOARDO MORGAVI

L’area territoriale interessata appartiene, geologicamente, alla serie oligo – miocenica di quello che fu l’estremo lembo meridionale del bacino terziario del Piemonte. Osservando la Carta geografica della zona in esame, riscontriamo che il terreno è costituito dalla formazione di Costa Montada  dello spessore di quasi 400 metri.

Al livello inferiore, sul limite del contatto con le marne di Rigoroso di età oligocenica, detta formazione è caratterizzata da conglomerati, sopra i quali sono sedimentate arenarie compatte e marnose, in grosse bancate e strati dislocati dalle azioni tettoniche. La microfauna, spesso in frammenti, è rappresentata da lamellibranchi, coralli e gasteropodi. Si può senz’altro affermare, che dal punto di vista cronologico, la formazione, nel suo insieme, è databile al miocene “prelanghiano”, valutabile, grosso modo, a a una ventina di milioni di anni fa. Continua a leggere