James Watt e le filande del Bengala

di PIETRO RESCIA

Dalla seconda metà del XVIII secolo e per tutto il XIX, la seta bianca di Novi fu venduta e apprezzata sui principali mercati grazie alle sue doti di robustezza, lucidità e candore. Dalla sua orditura si ricavava il prezioso marabout, uno dei tessuti pi_ costosi dell’epoca.

I fattori che permisero di produrre a Novi seta di altissima qualità sono molteplici: la qualità dei bachi utilizzati, i Bachi di Novi, la perizia con cui questi venivano allevati, la abilità dei filatori, tecniche e macchinari innovativi.

A questi preesistenti fattori, si aggiunse un significativo afflusso capitali. Nel 1751 la Repubblica di Genova, per contrastare il declino economico, stabilì un porto franco consentendo il diritto di stabilimento a banche e mercanti stranieri.

Ciò attirò facoltose famiglie francesi e svizzere, già attive e esperte nella produzione e nel commercio della seta, che si stabilirono nella Repubblica di Genova, investirono capitali e trasferirono le loro competenze. Novi e l’oltregiogo, il cui clima e l’orografia sono ideali per la sericoltura, ne divennero beneficiari.

Da questa ibridazione nacque uno dei primi agglomerati proto-industriali italiani. Sorsero nuove filande, furono assunti operai, le famiglie contadine integrarono i loro proventi allevando a domicilio i bachi da seta. Alberi di gelso fatti crescere al limitare dei loro appezzamenti divennero elemento distintivo del paesaggio locale. Novi si fece città cosmopolita: investitori stranieri vi si stabilirono o inviarono loro procuratori a gestire produzione e vendita, mercanti provenienti da tutta Europa vi transitarono per acquistare.

La seta inglese non era in grado di competere con le sete italiane. Nonostante i pesanti dazi, queste continuavano a dominare il mercato di Londra. La coltivazione dei bachi in Inghilterra era ostacolata da condizioni climatiche poco favorevoli, la seta che giungeva dai protettorati commerciali era di qualità assai scadente a causa delle limitazioni tecnologiche presenti nelle zone di produzione.

Nel 1757, durante la guerra dei sette anni, la vittoria inglese nella battaglia di Plassey permise alla Compagnia Britannica delle Indie Orientali il pieno controllo del Bengala e del suo enorme potenziale produttivo di seta grezza. In questo contesto la Compagnia elaborò un ambizioso piano: produrre in Bengala la seta bianca di Novi. Il piano vide la luce a partire dal 1769.

 

Le filande del Bengala

La produzione di seta alla maniera di Novi in Bengala richiese l’acquisto di macchinari e materiale di consumo, quali arcolai e filatoi, direttamente a Novi, l’assunzione di soprintendenti e operai esperti dei processi produttivi novesi, la costruzione e messa in esercizio di almeno una decina di filande, replica fedele di quelle novesi.

Diversi candidati residenti a Novi furono considerati dalla Compagnia per la posizione di sovrintendente. Tra questi Jean Luis Baumgartner, Giacomo Wiss, e Battista Monteregale Figlio. Essi occupavano già posizioni di rilievo nella conduzione di filande novesi.

La Compagnia selezionò Giacomo Wiss, il quale ingaggiò quattro filatori novesi che lo seguirono nelle Indie: Giacomo Ruggiero, Giuseppe Domenico Poggio, Giacomo Augusto Della Casa e Carlo Francesco Bricola. Wiss, che inglesizzò il proprio nome in James, proveniva, come Baumgartner, da una famiglia originaria di Ginevra, probabilmente di fede calvinista. Nel 1769 aveva 35 anni ed era sposato. Suo figlio, di nome Jacques, era nato da poco.

Le condizioni di assunzione di Wiss prevedevano, per i cinque anni di durata del contratto, un salario di 400 sterline annue, dalle quali furono dedotte 40 sterline per il mantenimento della sua famiglia. Egli aveva diritto, inoltre, a 20 sterline mensili per le spese di sostentamento in loco, oltre che al rimborso delle spese di trasporto e dell’affitto di un alloggio a Kumarkhali, sua destinazione iniziale. Il salario dei quattro operai novesi fu stabilito in 40 sterline annue, oltre a 20 lire genovesi mensili, equivalenti a 15 scellini, per il sostentamento delle loro famiglie e al rimborso delle spese di trasporto e di alloggio.

Wiss si affida, per la gestione dei suoi proventi, alla società mercantile Roberto Aubert & Co di Genova, mentre per il pagamento dei mensili alle famiglie novesi venne ingaggiato il cittadino novese Giovanni Cambiaggio.

Vengono assunti altri due soprintendenti, l’inglese Pickering Robinson e William Aubert, francese della regione della Linguadoca, insieme ad alcuni operai provenienti dalla Francia e da altre zone dell’Italia. I tre gruppi di lavoro vengono destinati a diversi centri, anche per stimolare lo spirito di competizione. Robinson fu inviato a Rampur.

Il gruppo di novesi salpa sulla nave Verelst per le Indie tra il novembre e il dicembre del 1769. La Compagnia si raccomanda con il Capitano affinchè garantisca ai novesi una navigazione confortevole. La consegna del materiale di consumo e dei macchinari acquistati a Novi avviene in ritardo e giungerà in Bengala solo nel corso del 1771 a bordo della Ponsborne.

Le malattie tropicali furono causa di elevata mortalità tra gli espatriati. Lo testimoniano gli imponenti cimiteri inglesi, ancora oggi visitabili, in prossimità delle principali stazioni della Compagnia. Il sovrintendente William Aubert non raggiungerà mai il Bengala: si ammala e muore a Madras, dove venne seppellito nel maggio del 1771.

La notizia distorta della morte di Aubert fu la probabile causa della diceria sul decesso di Wiss. Monteregale crede alla falsa notizia e scrive una lettera da Novi, nell’agosto del 1772, alla Compagnia, rammaricandosi per l’infausto evento e proponendosi come sostituito di Wiss, il quale gode invece di buona salute e ha dato avvio a pieno ritmo al piano. Monteregale non riceverà risposta.

La costruzione dei nuovi stabilimenti è già in corso nel 1771. Nel 1772 la prima seta bengalese filata alla maniera di Novi giunge sul mercato inglese. La qualità apparve da subito superiore e il prezzo della stessa crebbe, così la quantità prodotta che nel 1775 è pi_ che doppia rispetto a cinque anni prima. Wiss riceve gli encomi ufficiali da parte della Compagnia.

Le dimensioni della operazione furono colossali per l’epoca pre-industriale. Non disponiamo di un elenco completo delle filande che vennero realizzate. Esiste un resoconto abbastanza preciso per tre delle quali la costruzione e messa in esercizio avvenne sotto la guida di Wiss. Il funzionamento dei tre stabilimenti, per 516 fornetti complessivi, si ritiene che richiese il lavoro di almeno 2500 operai, considerando che nel distretto di Jangipur nel 1803 erano impiegate 3000 persone per il funzionamento di 600 fornetti.

In parallelo, ha luogo il potenziamento e la razionalizzazione delle pratiche di sericoltura in tutto il Bengala. La coltivazione di una nuova specie di gelsi, importata dalla Cina, non ebbe seguito a causa della diffidenza delle popolazioni locali. Bachi di migliore qualità, anch’essi provenienti dalla Cina vennero invece introdotti con successo. Il coinvolgimento dei coltivatori nell’applicazione delle nuove tecniche di allevamento dei bachi viene rafforzato con un programma di cooperazione con il Governo Bengalese.

Al principio del 1773, giungono notizie da Novi riguardanti il mancato pagamento degli stipendi mensili dovuti alle famiglie dei filatori novesi. Cambiaggio, incaricato di elargire gli stipendi mensili in loco, si trasferisce nel Regno di Sua Maestà Sarda, il cui confine Ë alle porte di Novi, e si rende irreperibile.

I familiari dei quattro filatori si riuniscono a Novi di fronte al notaio Antonio Ramponi a casa di Bernardino Bricola, vicino alla Porta della Valle Novarum, e attestano con dichiarazione giurata il mancato ricevimento di diversi mesi di stipendio. Le dichiarazioni sono corroborate da lettere di Monteregale e Baumgartner che scrivono da Novi alla Compagnia per confermare l’accaduto.

La Compagnia acconsente a modificare le disposizioni per il pagamento degli stipendi e compensare le perdite subite dalle quattro famiglie. Viene conferito mandato alla Robert Aubert & Co la quale incarica Giovanni Lodolo, cittadino di Novi, per l’erogazione delle paghe. Il processo si conclude nel corso dell’anno e viene formalizzato con un nuovo atto notarile.

Verso la fine del 1776, ben oltre al termine del contratto quinquennale, Wiss rientra a Londra. Nel giugno e nel luglio del 1778 Wiss sottopone petizioni affinchè la Compagnia elargisca un riconoscimento ai filatori novesi in ragione della loro dedizione e dei risultati ottenuti.

Dalle petizioni si evince che Bricola è deceduto verso la fine del mandato e che egli è il padre di un bambino nato in Bengala. L’orfano tornerà a Novi insieme a Ruggiero e Poggio. Della Casa rimane in Bengala dove risiede da otto anni e lavora nello stabilimento di Jangipur.

Il percorso del viaggio di ritorno dei due filatori novesi e del bimbo è descritto in una petizione compilata da Wiss nel dicembre 1777 per richiedere il rimborso di spese da lui sostenute: le tappe furono Cape Good Hope, Saint Helens, il trasferimento da Portsmouth a Londra, dove i tre si trattennero un certo periodo e, infine, il viaggio di rientro a Novi via Calais, Parigi e Lione.

Wiss al rientro a Londra viene nominato ispettore delle operazioni di produzione della seta per l’intero Bengala. Lo svolge dalla East India House di Leadenhall Street. Egli si stabilisce in un appartamento a Stafford Place 5 in un edificio nella zona di Pimlico, non lontano da Buckingham Palace. La moglie e i due figli, James e Anne, lo raggiungono.

 

James Watt

In Inghilterra appare Baumgartner, il quale ha lasciato Novi per occuparsi di compravendita di seta sui mercati internazionali. Ha fondato, con la famiglia del genero, la società Baumgartner & Hoofstetter. Sua moglie è l’inglese Dorothea Room, proveniente da una ricca famiglia di mercanti. Baumgartner frequenta la borghesia della città di Birmingham ed Ë in contatto con membri della Lunar Society, tra i quali Matthew Boulton e James Watt, gli artefici del motore a vapore.

James Watt fu un ingegnere scozzese che nel 1765 intuì che condensando il vapore in una camera separata dai pistoni è possibile ridurre la dissipazione termica e quindi realizzare un motore a vapore ragionevolmente efficiente. Per sviluppare commercialmente la sua invenzione nel 1775 egli creò una società a Birmingham insieme a Matthew Boulton, un imprenditore nella lavorazione dell’acciaio, la Boulton & Watt.

Il modello di business adottato prevedeva l’affitto anzichè la vendita dei motori. Ciò permise di attirare clienti con scarsa liquidità e superare diffidenze causate dalla assoluta novità del prodotto, ma richiese un forte impegno di capitali, forse più gravoso di quanto inizialmente previsto. Inoltre, una serie di imprevisti, tra i quali un incendio al laboratorio a Soho, portano la Boulton & Watt, intorno al 1778, prossima al fallimento.

Wiss entrò in contatto con Boulton all’inizio del 1778, introdotto da Baumgartner, e concesse un prestito alla Boulton & Watt contribuendo significativamente alla sopravvivenza dell’impresa e, in ultimo, alla realizzazione del motore a vapore di Watt. Numerosi testi illustrano in dettaglio la vicenda del prestito di Wiss dando conto della sua importanza, anche se i testi consultati identificano Wiss come mercante o banchiere e non come il funzionario della East India Company.

Se siamo certi dell’identità di Wiss quale autore del prestito, non sappiamo le ragioni per le quali un privato investì la cospicua somma di settemila sterline per finanziare Watt. Si può supporre che egli fu in grado di leggere nel condensatore di Watt la forza innovativa che già sperimentò con successo con i moderni filatoi novesi, e ne vide il potenziale.

Inoltre, la East India Company era in rapporti di affari con la Boulton & Watt. Durante gli anni la Compagnia acquistò copiatrici, presse di conio per produrre monete e motori a vapore per diversi usi, inclusa la generazione di forza motrice per le filande. Wiss era verosimilmente informato delle possibilità di sviluppo della Boulton & Watt e capì che quello era un buon investimento.

Egli ottenne la partecipazione agli utili assicurandosi una quota dei pagamenti riscossi dai singoli clienti. La negoziazione è documentata da molte lettere. Di particolare interesse è la lettera da Wiss a Boulton del 7 novembre 1778 nella quale Wiss afferma che “[…] sarà soddisfatto se otterrà l’impegno condiviso da voi e Mr Watt a garantirmi il godimento dei proventi derivanti dai motori nelle modalità da voi proposte […] Vi prego di comunicarmi la vostra risposta indirizzandola a me a Genova, sulla via di Francia, poichè ho qualche denaro la depositato che potrei disinvestire nel caso di un accordo”.

Non sappiamo per certo se il debito venne onorato e quale fu il profitto che Wiss ottenne, ma riteniamo probabile che tutto andò per il meglio: James Watt, dopo le difficoltà finanziarie iniziali, ebbe successo e divenne uomo ricco. La Boulton & Watt, con la sua avveniristica fabbrica di Soho, diventò una impresa florida e di grandi dimensioni, caposaldo della nascente rivoluzione industriale.

 

Ritorno in Bengala

L’anno successivo al rientro in Europa di Wiss e dei filatori novesi, la qualità della seta prodotta in Bengala subì un tracollo a causa di inefficienze organizzative. I nuovi soprintendenti non apparvero in grado di garantire continuità all’opera di Wiss. Alla luce del fatto che i tentativi di porre rimedio alla situazione fornendo istruzioni da Londra non scaturirono i risultati sperati, si chiese a Wiss di rinunciare alla posizione di ispettore generale e rientrare in servizio Bengala, in qualità di sovrintendente.

Nel settembre del 1778, Wiss accetta a malincuore il nuovo incarico rendendo noto che ciò è contrario al suo desiderio di vivere stabilmente a Londra con la propria famiglia. Wiss decide di trasferirsi con la moglie e lasciare a Londra i propri figli, oramai adolescenti. Egli è consapevole dei rischi della nuova missione e chiede alla Compagnia, nell’agosto del 1778, l’emissione di una garanzia a copertura del pagamento dei propri debiti e il riconoscimento ai figli delle provvigioni a lui dovute, in caso di decesso.

La svolta giunge, inattesa, alla fine di ottobre dello stesso anno. Baumgartner entra nuovamente sulla scena. Egli abbandona la propria società e accetta l’incarico, in sostituzione di Wiss, di sovrintendente in Bengala. Wiss mantiene la posizione di ispettore generale a Londra e definisce l’organizzazione della nuova fase. Egli redige un dettagliato regolamento su come debba essere prodotta la seta alla maniera italiana. Il regolamento, di una cinquantina di pagine manoscritte, vede la luce nell’aprile del 1779 e rappresenta probabilmente la pi_ esaustiva trattazione delle modalità di produzione della seta a Novi nel XVIII secolo.

Il piano Ë sottoposto da Wiss ai vertici della Compagnia il 10 giugno 1780 e adottato poco dopo. I sovrintendenti ingaggiati sono tre: Baumgartner, Fushard e Briganti. A Baumgartner viene affidato un ruolo apicale. Il piano specifica che dovranno essere obbligatoriamente seguite le modalità di filare la seta definite dal regolamento senza deviazione alcuna. Ai sovrintendenti sono assegnate distinte aree geografiche. L’organizzazione dei gruppi di lavoro tiene conto delle lingue conosciute dai soprintendenti e del fatto che i filatori novesi parlano sia l’inglese, sia il bengalese.

A gennaio del 1780, Poggio insieme al fratello erano giunti a Londra provenienti da Novi. Il fratello di Poggio, anch’egli filatore, Ë proposto in sostituzione di Giacomo Ruggiero che malato rinuncia all’incarico. La proposta non viene accettata, il fratello di Poggio rientra a Novi. Poggio si trattiene a Londra in attesa della partenza. Trova alloggio in Whitechapel Road 281, ospite di Peter Reay che fu suo apprendista in Bengala. Nel giugno del 1780 sia Poggio che Reay sottopongono petizione per essere assunti dalla Compagnia, che viene accolta

La partenza per il Bengala avviene a luglio del 1780. Il gruppo salpa a bordo della Mont Stuart. Il viaggio verso le Indie Ë interrotto, il 9 agosto del 1780, dall’attacco al convoglio da parte delle flotte francese e spagnola alleate nell’ambito della Campagna delle Indie Orientali, guerra che si svolge tra il 1779 e il 1783.

Baumgartner, Poggio e altri funzionari a bordo della Mont Stuart sono imprigionati e tradotti in Spagna, dove vengono successivamente liberati. Il gruppo riesce a rientrare a Londra nel gennaio del 1781. Poggio attraversa la Spagna per raggiungere il Portogallo da dove salpa per Londra. Egli sottopone una petizione alla Compagnia per chiedere il rimborso degli effetti personali perduti e delle spese sostenute durante la prigionia e il viaggio. Poggio si imbarcherà nuovamente per le Indie, insieme a Baumgartner, nel corso dell’anno 1781.

Baumgartner rientra in Europa alla fine del 1783, in anticipo rispetto alla durata quinquennale del contratto. L’esperienza ebbe termine a causa di problemi nella gestione delle maestranze, oltre che per la difficoltà incontrate da Baumgartner nel conformarsi ai regolamenti della Compagnia.

 

Epilogo

Il sovrintendente Fushard rimase nelle Indie per molti anni e divenne il punto focale della implementazione del piano. La seta del Bengala prodotta alla maniera di Novi rappresentÚ, per molti decenni ancora, una tra le principali fonti di profitto della Compagnia e un fattore strategico della economia dell’impero britannico.

Il viaggio di rientro di Baumgartner dalle Indie Ë tormentato: non può salpare sulla Resolution, con la quale avrebbe dovuto rientrare a Londra, e deve imbarcarsi sulla Neptune con destinazione Muscat. L’ultima lettera di Baumgartner è del 25 Aprile 1784. Baumgartner la scrive da Bassora mentre si prepara a raggiungere Bagdad, e poi Aleppo attraversando il deserto. Baumgartner riesce a rientrare in Inghilterra dove trascorre il resto della vita con la sua famiglia, operando come mercante di seta. Si spegne a Londra nel 1798, a 68 anni di età.

Wiss prosegue il suo lavoro nella Compagnia per qualche tempo. Divenne vedovo. Nel maggio del 1814, all’età di 80 anni, sposÚ Ann Rawlins, figlia di un falegname del Surrey, dalla quale ha un figlio il mese successivo. Il figlio viene battezzato a settembre del 1814 con il nome di James Rawlins.

James Wiss si spegne meno di due anni dopo, nel febbraio del 1816, a 82 anni di età. Il suo testamento prevede la nomina della moglie quale esecutrice, un vitalizio di 2000 livre per Ann Godfrey, figlia del fratello Jacob, che vive a Rouen, e la cessione di una proprietà a Ginevra agli altri due figli, Anne e Jacques, e ai relativi nipoti. Wiss è sepolto a Londra nel cimitero di Lambeth, vilaggio a sud ovest di Londra dalla quale proviene la famiglia della moglie. Il giornale “Gentleman’s Magazine” pubblica il necrologio di Wiss ricordando i suoi anni a servizio della Compagnia e attribuendogli il titolo onorifico di esquire. La assemblea della East India Company, il 20 marzo 1816, elargisce una pensione di 100 sterline annue alla vedova. Wiss è riconosciuto come personaggio significativo della rivoluzione industriale, senza considerare l’apporto che egli diede al successo del motore a vapore di James Watt.

La più recente fonte primaria di questa vicenda Ë costituita dall’inventario dei beni posseduti da Della Casa, compilato a Calcutta il 22 dicembre 1817 da un funzionario della Compagnia alcuni giorni dopo il suo decesso. Della Casa aveva una et‡ che presumiamo essere stata tra i settanta e gli ottant’anni. Dal 1769 non fece mai pi_ ritorno a Novi. Immaginiamo questo anziano filatore novese nei suoi ultimi anni, in un elegante Dhoti di seta bianca mentre contempla lo scorrere delle acque seduto in veranda dalla sua casa sulle sponde del Fiume Hoogly.

 

 

 

 


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