L’industria dolciaria a Novi Ligure

di GIANFRANCO MONLEONE

Il 1° giugno del 1868, Stefano e Francesco Pernigotti, rispettivamente padre e figlio, sottoscrivendo la relativa “Scrittura di Società”, con atto rogato notaio Morassi, fondavano la Società in nome collettivo «Stefano Pernigotti & Figlio, affine di continuare ed ampliare il commercio già intrapreso». In pari data Stefano inviava una lettera a tutti coloro coi quali era in rapporti di commercio, clienti, fornitori, ecc., scrivendo, tra l’altro: «Signore, gli affari commerciali sotto il mio proprio nome Stefano Pernigotti fu Francesco cessano col giorno d’oggi, e con scrittura di questo giorno si è costituita una Società col mio figlio, che continuerà lo stesso commercio… Ringraziandovi della confidenza che sempre mi accordaste vi prego di volerla continuare alla nuova Società, e con distinta stima vi saluto».

E infatti già dal 1860 un dinamico negoziante, proprio il succitato Stefano Pernigotti (1797 – 1873), la cui stirpe muoveva da un ridente borgo sulle colline oltre Scrivia – Cornigliasca, Comune di Castellania – gestiva in piazza del Mercato a Novi una avviata impresa commerciale di droghe e coloniali. Aveva iniziato l’anno della spedizione dei Mille e all’amministrazione della cosa pubblica novese egli aveva dato contributi di valida presenza e significativa collaborazione in qualità di consigliere comunale nel 1842, poi ancora nel 1855 ed infine come assessore sotto la presidenza del Sindaco avv. Cattaneo.

L’industria della trattura della seta era la base dell’economia locale, contandosi oltre 40 filande, tra grandi e piccole. Si annoveravano inoltre cordifici, attività conciarie e meccaniche, quest’ultime finalizzate a costruire macchine tessili. In questo contesto socio-economico si inserisce l’attività dolciaria di Stefano Pernigotti con la produzione del celebre torrone, nei locali che si trovano, come sta scritto nella citata “Scrittura di Società” nella casa paterna sulla piazza del Mercato. Il 25 aprile 1882, un alto e prestigioso riconoscimento veniva attribuito alla Ditta Pernigotti: il Ministro della Real Casa, essendo re Umberto I, le concedeva « la facoltà di innalzare lo Stemma Reale sull’insegna della sua fabbrica».

Non mancheranno, nei decenni successivi altri riconoscimenti, premi o attestati di benemerenza, come il diploma di Gran Premio conseguito in seguito alla partecipazione all’Esposizione Nazionale ed Internazionale di Torino del 1928.

Negli ultimi anni del 1800 a Novi la larga disponibilità di mano d’opera femminile, lasciata libera dalla crisi che angustiava l’industria tessile, consentiva l’introduzione della fabbricazione delle lampadine e lo sviluppo dell’industria dolciaria, la quale aveva già acquistato buona fama con la pregiata qualità del torrone Pernigotti e la ricca gamma dei prodotti della Ditta Santo Gambarotta, ma era rimasta entro limiti abbastanza modesti.

Nel 1832 Francesco Gambarotta aveva aperto in Novi, nella contrada Girardenga, una drogheria e si era dedicato alla preparazione di infusi liquorosi digestivi. L’attività si era progressivamente ben avviata e quando nel 1849 egli muore, essa viene continuata dal figlio Giovanni (1821 – 1906), il quale ne incrementa lo sviluppo e la diffusione. A sua volta egli chiama a collaborare con lui il suo primogenito, Santo (1852 – 1913), il quale si dimostra oltremodo intraprendente e capace, tale da incrementare il successo dell’azienda paterna.

Infatti, nel 1895, continuando nella tradizione famigliare, pensa di produrre su scala industriale la gamma dei prodotti distillati e soprattutto di un certo “amaricante”, dotato di proprietà eupeptiche e corroboranti. Egli ha scovato un’antica ricetta, lasciata ai posteri da un frate capuccino, padre Stanislao, il quale aveva operato come missionario in India ai primi del Settecento: con questa formula Santo prepara il famoso Amaro Gambarotta, destinato ad avere un grandioso consenso ovunque.

Maturati i tempi per un lancio dei prodotti su scala industriale, Santo acquista un grosso fabbricato rurale sito in via Basaluzzo, in un luogo chiamato “Cascina del Toro” e lo adatta a sede di un nuovo stabilimento per la produzione di liquori e di una ben assortita gamma di dolciumi (torrone, cioccolato, confetture, mostarda). All’Esposizione Nazionale di Torino del 1898 gli verrà conferito un premio per l’Amaro Gambarotta, ormai universalmente noto. Anch’egli fu uomo politico: consigliere comunale di tendenze liberali, venne più volte eletto. Sposato a Luigia Dellepiane, sorella dell’onorevole Mariano, ebbe dieci figli.

Il fatto nuovo si verificò il 14 ottobre del 1903. Avendo deciso la vendita dell’azienda, ma non trovando compratori, per la sfiducia che i finanzieri italiani avevano riguardo le attività nel settore dolciario, sorse l’idea di formare una cooperativa di produzione fra i clienti dell’azienda stessa.

58 esercenti in dolciumi, convenuti a Milano da varie località dell’Italia Settentrionale diedero forma legale alla Fabbrica Italiana di Confetture, Cioccolato ed Affini, e Giovanni Battista Gambarotta, che già collaborava col padre, viene eletto Consigliere delegato della nuova Società. Il principio della cooperazione era già assai noto, ma le realizzazioni pratiche, specialmente nel settore della produzione, erano state ben misere, perciò il progetto poteva far pensare ad un sogno di idealisti miopi ed illusi; diede invece frutti concreti e risvegliò l’attività dello Stabilimento Gambarotta, in cui la nuova società (la «F.I.C.C.») si era intanto sistemata.

Un aumento del capitale sociale consente, nel 1906, l’acquisto dell’immobile del reparto dolciario, mentre il settore liquori, che resta di proprietà del Gambarotta, viene trasferito a Serravalle, ove la produzione  prosegue. Alla morte del padre, G.B. Gambarotta continua nel suo doppio impegno, ma nel 1926, a soli 45 anni, muore per un attacco di appendicite. La vedova, con le quattro figlie, continua per qualche anno la gestione della fabbrica di Serravalle, con l’aiuto di un gerente, finché nel 1933 subentrerà nella proprietà la nuova società presieduta da Gaetano Inga, il quale vi installa un modernissimo impianto di distillazione liquori.

Tra il 1927 ed il 1928 la F.I.C.C. aveva dovuto subire momenti piuttosto critici, ma viene tempestivamente salvata con l’adozione di un rigido ed organico programma di risanamento, impostato ed attuato da Giacomo Rossignotti, dal 16 giugno 1928 nuovo amministratore delegato e direttore generale della Società. Pioniere dell’industria dolciaria, diventerà anche Presidente dell’Unione Nazionale Industrie Dolciarie, che riunisce l’80 % delle specifiche aziende italiane. La ripresa è rapida e poiché i locali del vecchio stabilimento risultano ben presto insufficienti ed irrazionali, viene deciso di costruirne uno nuovo nella campagna verso Serravalle, in una zona che allora poteva sembrare troppo lontana dal centro cittadino ed oggi è invece destinata ad un’intensa industrializzazione.

Infatti l’area e il fabbricato di via Basaluzzo nel 1934 viene ceduto all’ILVA e si inizia la costruzione del nuovo stabilimento, che verrà inaugurato il 28 ottobre 1936 e le cui linee conservano ancora oggi il pregio di una architettura di avanguardia.. Il capitale sociale viene raddoppiato e la Società assume nel 1935 la nuova denominazione più agile e chiara di S.A.Novi Cioccolato-Caramelle Confetti.

Dopo un altalenarsi di alti e bassi, anche la Novi subisce il disastro della guerra: l’11 settembre 1943 il suo stabilimento viene occupato militarmente dalle truppe tedesche e sottoposto ad un vero saccheggio. Nel dopoguerra, sempre per merito di Giacomo Rossignotti, che nel 1960 sarà insignito dal Capo dello Stato con l’onorificenza di Cavaliere del Lavoro, la produzione, se pur lentamente ed a fatica, potrà  riprendersi.

Frattanto, sotto la guida di Francesco (1843 – 1936) anche la Ditta Stefano Pernigotti aveva da tempo superata la fase gloriosa della sua attività artigiana, e lo sviluppo dell’azienda si era fatto più rapido e gagliardo dopo il 1927, allorché il figlio, il comm. Paolo Pernigotti (1889 – 1966), nuovo titolare, aggiunse la produzione del cioccolato a quella ormai tipica e notissima del torrone. Altra produzione per cui l’azienda è considerata ancora oggi all’avanguardia è quella dei preparati per gelateria, iniziata nel 1935. Ricordiamo che l’altro figlio di Francesco, il primogenito Stefano, che collaborava anch’egli nell’azienda paterna, combattè nella prima guerra mondiale, ufficiale di cavalleria nello stesso Reggimento di D’Annunzio, di cui divenne amico; decorato due volte al valor militare, cadde il 23 ottobre 1918.

Scoppiato il secondo conflitto mondiale, ogni attività parve definitivamente spenta nel sinistro silenzio delle macerie dello stabilimento distrutto dall’incursione aerea dell’8 luglio 1944. La Pernigotti superò ben presto anche questa durissima prova e, lasciate le rovine dell’antica sede di Via Mazzini, si trasferì nei locali degli ex magazzini dell’Aeronautica militare, a nord del centro cittadino, oltre il viale della Rimembranza. Qui furono eseguite lunghe opere di rifacimento e fu attuato un vasto piano di graduali ampliamenti, così da apprestare uno stabilimento pienamente rispondente al notevolissimo incremento della produzione.

La Pernigotti nel 1945 aveva una organizzazione di vendita composta da 147 agenti e 21 capi settore e serviva 18 mila punti di vendita. Nel 1987, avendo in progetto la costruzione di un nuovo stabilimento, acquistò un’area di oltre 47.000 mq sullo stradale per Serravalle, ai confini con un’altra  su cui già insistevano i propri magazzini. Si presentarono invece e si aggravarono impreviste difficoltà di mercato e dopo la chiusura in rosso di alcuni bilanci, all’inizio del 1995 l’azienda venne ceduta al gruppo Averna. In quel momento aveva ancora 270 addetti, compresi i 70 messi in mobilità lunga.

Nel 1945, per opera di Giuseppe Bailo, nasce con questo nome a Novi un’altra industria dolciaria, con produzione di cioccolato nelle varie gamme, di torrone in ben 10 tipi e di prodotti per gelateria. Lo stabilimento, a tre piani, sorgeva su un’area coperta di 2500 m² al numero 21 di via Garibaldi e si presentava come un vero gioiello di automazione. Ma nel 1960 il titolare decedeva immaturamente e dopo alcuni anni l’attività della Bailo cessava.

Negli anni sessanta del secolo appena trascorso le ditte Pernigotti, S.A.Novi, e la Bailo sommavano poco meno di 1000 addetti e si avvicinava ai 200 la Fidass di Serravalle, a cui si dovevano aggiungere, anche se su dimensioni minori la Ferrando di Arquata e la Serra di Serravalle.

All’inizio degli anni ottanta il Cavaliere del Lavoro Flavio Repetto, titolare del gruppo Elah-Dufour di Genova-Pegli, acquisisce anche la Novi, mantenendo marchi e filosofia di produzione e concentra in questo stabilimento, dopo aver provveduto ad importanti ristrutturazioni ed ampliamenti, tutta la sua produzione: le creme da tavola Elah, le caramelle, le praline e le gelatine di frutta Dufour, il cioccolato Novi.

Il “Polo Dolciario Novese”, nato nel 1996 come consorzio di Aziende insediate in un territorio caratterizzato da una forte e radicata tradizione dolciaria, fa parte della cronaca recente.


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