La Confraternita e l’Oratorio della Misericordia in Novi

di FRANCESCO MELONE

Dal proemio ai “Ragionamenti Vari”, datati 1576, scritti da Lorenzo Capelloni, storico novese autore di una vita di Andrea Doria, si legge che già dal secolo precedente esistevano in Nove, con i relativi Oratori, quattro pie Confraternite di Disciplinanti: quella della S.S.Trinità dei Pellegrini e Convalescenti – la più antica, sorta nel 1482 – quella della Misericordia e della Morte ed Orazione, quella di S.Bernardino e quella di S.Maria Maddalena e S.S.Crocefisso.

Di pie unioni laiche si trovano tracce in Francia già nel secolo VIII, ma quelle del secolo XIII sono il risultato dell’imponente moto religioso, che scuote la società cristiana di quel tempo. Continua a leggere


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Le origini Valborberine di Papa Francesco

di DANILO ROVEGNO

La sera del 13 marzo 2013 viene eletto sul trono di Pietro il Cardinal Jorge Mario Bergoglio che si definisce, nel Suo primo discorso, il Vescovo “preso quasi alla fine del mondo”.

Papa Francesco, è il nome che assume il nuovo Pontefice; nato a Buenos Aires il 17 dicembre 1936.

Il suo cognome lascia subito trasparire l’origine italiana.

Suo Padre Mario nasce a Torino il 2 aprile 1908 da Giovanni Angelo [Portacomaro (AT) – 1884] e da Rosa Vassallo [Piana Crixia (SV) – 1884]

Sua Madre Maria Regina Sivori nasce a Buenos Aires il 28 novembre 1911 da Francisco [Buenos Aires – 1874] e da Maria Gogna nata il 3 giugno 1887 in provincia di Alessandria. Continua a leggere


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Canzoni d’osteria e di filanda

di RENZO FOSSATI

Alle insegne luminose che oggi contraddistinguono i caffè, i caffè-bar, le pizzerie e le gelaterie, nella Novi dei nostri bisnonni, corrispondevano modeste insegne di volgarissima latta dipinta a mano, inalberata sui pesanti usci di legno,  Le bettole non si contavano e ce n’era un po’ dappertutto, dentro e fuori le quattro porte.

L’osteria era il punto d’approdo tanto dei perdigiorno, come degli uomini d’affari: vi convenivano mediatori, contadini e manovali, gli operai delle nascenti industrie ed i colletti bianchi della pubblica amministrazione, donne di strada, ma anche donne di casa; un’accolita multiforme di genti disparate, accomunate nel culto millenario del dio fiasco e della dea bottiglia. Continua a leggere


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La fontana di Piazza Dellepiane

di FRANCESCO MELONE

« Bastano le fontane per giustificare un viaggio a Roma », affermava attorno al 1820 il poeta romantico inglese Percy Shelley. Non esiste al mondo città più ricca di fontane di Roma. Ed è nel gioco di rimandi tra vasche e zampilli, laghetti e ponti sparsi tra i sette colli, che, a ben riflettere, affondano le radici di noi Italici, con l’acqua.. Un rapporto che trova conferme su è giù per il Belpaese – quale borgo non ha la sua monumentale fontana ? -  mentre resta senza paragoni nel resto del mondo. Continua a leggere


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James Watt e le filande del Bengala

di PIETRO RESCIA

Dalla seconda metà del XVIII secolo e per tutto il XIX, la seta bianca di Novi fu venduta e apprezzata sui principali mercati grazie alle sue doti di robustezza, lucidità e candore. Dalla sua orditura si ricavava il prezioso marabout, uno dei tessuti pi_ costosi dell’epoca.

I fattori che permisero di produrre a Novi seta di altissima qualità sono molteplici: la qualità dei bachi utilizzati, i Bachi di Novi, la perizia con cui questi venivano allevati, la abilità dei filatori, tecniche e macchinari innovativi. Continua a leggere


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I Negrone: una famiglia genovese a Novi

di DANIELA BARBIERI

Tra le molte stirpi nobiliari genovesi che in Novi hanno trovato un luogo dove investire, i Negrone emergono per l’estensione dei poderi agricoli e per la qualità delle loro dimore cittadine.

Le notizie sui Negrone a Novi fino ad oggi si sono concentrate sul puntuale e documentato studio condotto oltre vent’anni fa sul palazzo affacciato sulla piazza della Collegiata (oggi piazza Dellepiane)[1]. Noto anche come palazzo “delle Meridiane” si distingue, fra gli altri, per la presenza inconsueta di una nuvola affrescata al centro della facciata che accoglie due grandi gnomoni che segnano l’ora nelle meridiane, l’una secondo il calendario francese, e l’altra secondo l’ora italica, entrambe risalenti ai primi anni dell’Ottocento[2]. Continua a leggere


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NUOVA STRADA REGIA A NOVI SI TEME UN CROLLO ECONOMICO

di PIER ELIGIO BERTOLI

Molti sono oggi contrari a nuovi percorsi di comunicazione riguardo a strade e ferrovie. Alludo alla opposizione, a volte molto aspra, alle linee ferroviarie T.A.V. (Treno ad Alta Velocità) e Terzo Valico. La prima abbrevierebbe il percorso ovest-est in Europa mentre la seconda darebbe un decisivo sfogo ai commerci del Porto di Genova. Il latinista direbbe “Nihil sub sole novi”, ovvero “sono cose sempre successe”. Richiamiamo il nostro interesse su avvenimenti analoghi che in un abbastanza recente passato hanno interessato le nostre zone.

Nel 1823, regnante Carlo Felice, fu aperta la cosiddetta “Strada Regia” che unisce Torino a Genova attraverso il Passo dei Giovi. Già Napoleone aveva accarezzato questa idea, ma non ebbe la possibilità temporale di realizzarla. Continua a leggere


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Sulle origini spagnole di Nicoletta Scorza moglie del pittore G.B. Carlone (1603-1684)

di GIAN MARINO DELLE PIANE

Giannettino Scorza, detto “Scorzino” e “di Voltaggio”, a seguito delle rivolte popolari del  1506 in Genova eletto uno degli otto Tribuni della Plebe con poteri assoluti, nel 1507 all’epoca del doge Paolo da Novi, bandito e condannato a morte dai francesi, si rifugia in Spagna; nello stesso anno “stipendiato” dall’Imperatore Massimiliano, è infine  nominato Idalgo 1).

Appartenente al ramo di Voltaggio, ivi attestato dal primo quarto del XIV secolo 2), della famiglia Scorza dei conti di Lavagna 3), in Spagna assume il cognome spagnolizzato “Escorcia” 4).

Gli “Escorcia” del ramo di Voltaggio, pure presenti ad Alicante 5), in Spagna modificano l’arma “di rosso al grifo elevato d’argento coronato d’oro” 6), in “di rosso al drago alato elevato d’argento coronato d’oro, alla bordura d’argento caricata da otto piccoli scudi d’argento a due bande di rosso” 7). Continua a leggere


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L’Albero della Libertà a Novi

di FRANCESCO MELONE

Il primo Albero della Libertà fu piantato in Francia da Norberto Pressae, curato di S. Gaudenzio, presso Civray, nel Poitou-Charentes, dipartimento della Vienne. Era il maggio del 1790 e il Comune di S.Lorenzo inaugurava la costituzione del suo Municipio ad ordinamento libero, quando quel curato pensò di rendere memorabile l’avvenimento piantando nella piazza del Comune un albero, come spesso si usava, chiamandolo non più di Maggio, o il Maggio, ma Albero della Libertà L’albero scelto fu la quercia, perché per le sue caratteristiche di longevità e di resistenza alle intemperie si riteneva che meglio rappresentasse la libertà.1 Continua a leggere


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Caserme a Novi a fine 1800

di PIER ELIGIO BERTOLI

Da sempre sappiamo che Novi ospitò due Squadroni del “Nizza Cavalleria” che tuttavia lasciarono la nostra Città nel 1889, uno destinato a Casale, l’altro a Voghera. L’acquartieramento di questi reparti fu a carico del Comune che sfruttò una zona di sua proprietà a nord dell’area ove erano collocate le Scuole Elementari, sulla destra di via De Ambrosis, che inizia da via Orfanotrofio (ora Marconi). In una carta topografica del 1878 la piazzetta davanti alle attuali Poste non esisteva. L’area delle particelle 264 e 137 erano occupate dalle Scuole mentre con la particella 275 sarebbe identificabile la Caserma, ricavata per ospitare i Cavalleggeri ed il Comando con la particella 274 (Fig. 1 e 2). Continua a leggere


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